Se pensiamo agli eroi greci, i primi nomi che ci vengono in mente sono Eracle o Achille. Eppure, c’è un giovane che, in sella a un cavallo alato, ha compiuto imprese che sembravano impossibili persino per un semidio. Quel giovane è Bellerofonte.

La sua è una storia di coraggio incredibile, ma anche un severo monito: ci insegna che il confine tra la grandezza e l’arroganza è sottile come un filo di seta e che gli dei non amano chi cerca di sedersi alla loro tavola senza invito.

La fuga e il Destino

Bellerofonte non nacque sotto una buona stella. Originario di Corinto, dovette fuggire dalla sua città dopo aver commesso un omicidio involontario (il suo nome stesso significa probabilmente “uccisore di Bellero”). Trovò rifugio presso il re Preto, ma qui iniziarono i suoi veri guai.

La moglie del re, Antea, si innamorò di lui. Quando Bellerofonte, da uomo d’onore, la rifiutò, lei lo accusò falsamente di aver tentato di sedurla. Il re Preto, non volendo uccidere un ospite per non attirare l’ira degli dei, lo inviò dal suocero in Licia con una lettera sigillata. Il contenuto? “Uccidete chi vi consegna questo messaggio”.

Pegaso e la Chimera

Il re della Licia, Iobate, per sbarazzarsi del giovane senza sporcarsi le mani, gli affidò una missione suicida: uccidere la Chimera. Questo mostro era un incubo vivente: corpo di capra, parte anteriore di leone, coda di serpente e un fiato capace di sputare fiamme altissime.

Bellerofonte sapeva che a piedi non avrebbe avuto scampo. Fu allora che intervenne la magia. Su consiglio di un indovino, dormì nel tempio di Atena e la dea gli apparve in sogno, donandogli una briglia d’oro. Grazie a questo oggetto magico, l’eroe riuscì a domare Pegaso, il meraviglioso cavallo alato nato dal sangue di Medusa.

La battaglia fu epica:

  1. L’attacco dall’alto: Bellerofonte volò sopra la Chimera, evitando le sue fiamme.
  2. L’astuzia: Non potendo avvicinarsi troppo, infilò un pezzo di piombo sulla punta della sua lancia.
  3. Il colpo finale: Quando la Chimera soffiò il suo fuoco contro di lui, il piombo si sciolse e colò nella gola della bestia, soffocandola dall’interno.

La scalata al successo

Dopo la Chimera, Iobate provò a ucciderlo mandandolo contro le bellicose Amazzoni e contro i Solimi, un popolo guerriero. Bellerofonte vinse ogni volta. Alla fine, il re capì che il giovane era protetto dagli dei, gli diede in sposa sua figlia e lo nominò erede al trono.

Bellerofonte aveva tutto: potere, amore, gloria e il cavallo più veloce del mondo. Ma è proprio qui che la sua mente iniziò a vacillare.

Il peccato di Hybris

Gli antichi greci avevano una parola per indicare l’orgoglio eccessivo: Hybris. Bellerofonte iniziò a pensare di non essere un semplice uomo, ma un pari degli dei. Un giorno, montò in sella a Pegaso e decise di volare fino alla vetta del Monte Olimpo per entrare nella dimora divina.

Zeus, furioso per tanta insolenza, non usò i suoi fulmini. Mandò semplicemente un piccolo tafano a pungere Pegaso. Il cavallo, imbizzarrito dal dolore, disarcionò il suo cavaliere.

Bellerofonte precipitò per migliaia di metri. Non morì, ma l’impatto lo lasciò cieco e zoppo.

Il finale

La fine di Bellerofonte è una delle più tristi della mitologia. L’eroe che un tempo cavalcava tra le nuvole passò il resto dei suoi giorni a vagare da solo per la “Pianura dell’Erranza”, evitando ogni contatto umano, divorato dal dolore e dalla vergogna. Pegaso, invece, raggiunse l’Olimpo e divenne il portatore dei fulmini di Zeus.

Conclusione

La sua storia ci ricorda che il talento e gli strumenti magici (come Pegaso) sono doni che vanno usati con umiltà. Bellerofonte è il simbolo dell’ambizione umana che non conosce limiti: un volo bellissimo che finisce nel fango perché l’uomo si è dimenticato di essere, appunto, solo un uomo.